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04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Interazioni
04.6 Gravidanza e allattamento
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine
04.8 Effetti indesiderati
04.9 Sovradosaggio
05.0 PROPRIETA' FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
05.2 Proprietà farmacocinetiche
05.3 Dati preclinici di sicurezza
06.1 Eccipienti
06.2 Incompatibilità
06.3 Periodo di validità
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08.0 NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
REGIME DI DISPENSAZIONE AL PUBBLICO
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TABELLA DI APPARTENENZA DPR 309/90

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DESAMETASONE FOSFATO

 

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Ogni  ml di soluzione contiene: PRINCIPIO ATTIVO: Desametasone sodio fosfato 4,37 mg pari a desametasone 21-fosfato 4  mg

 

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Soluzione iniettabile per uso i.m. o e.v.

 

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - [Vedi Indice]

 '900 MEDIATECA

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Per iniezione endovenosa o intramuscolare, quando la terapia orale non sia possibile.

Insufficienza  corticosurrenale: il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile  possiede un'attività prevalentemente glicocorticoide e scarsa attività mineralcorticoi­de. Non permette quindi una completa terapia di sostituzione e il suo impiego deve  essere integrato con sali o desossicorticosterone o ambedue. Così  integrato,  il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile è indicato in tutti  i  tipi  di insufficienza corticosurrenale, per esempio nel morbo di Addison o nei casi di surrenectomia  bilaterale  che richiedono la  sostituzione  dell'attività  sia glicocorticoide che mineralcorticoide.

Insufficienza  corticosurrenale relativa: nell'insufficienza  corticosurrenale relativa  che può verificarsi in seguito alla sospensione di una terapia  pro­lungata  con dosi soppressive di ormoni corticosurrenali, l'attività mineral­corticoide può mantenersi integra. La sostituzione con un ormone  ad  azione prevalentemente  glicocorticoide può quindi essere sufficiente  per  riportare alla norma la funzione corticosurrenale. Quando si imponga la necessità di  un effetto immediato, il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile può essere di importan­za vitale, dato che la sua efficacia può manifestarsi entro pochi minuti dalla somministrazione.

Trattamento pre-operatorio e post-operatorio di sostegno nei pazienti  sotto­posti  a surrenectomia bilaterale o a ipofisectomia; in ogni altra  situazione chirurgica  in  cui si sospetti una inadeguata riserva  corticosurrenale;  nei casi di shock post-operatorio che non rispondono alla terapia convenzionale.

Tiroidite  non  suppurativa: per iniezione endovenosa o  intramuscolare,  quando, nella crisi tiroidea, la terapia orale non sia possibile.

Shock: il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile è utile come terapia  supplementare dello  shock quando sono necessarie alte dosi (farmacologiche) di  corticoste­roidi: per esempio, grave shock emorragico, traumatico, chirurgico. Il trattamento con DESAMETASONE FOSFATO iniettabile costituisce un complemento e  non  una sostituzione delle misure specifiche o di  sostegno  che  possono essere necessarie: per esempio, reintegrazione del volume circolatorio, corre­zione  del  bilancio idrico ed elettrolitico,  somministrazione  di ossigeno, misure chirurgiche, terapia antibiotica.

Malattie reumatiche: come terapia supplementare per un breve periodo di  tempo (per  aiutare il paziente durante un episodio acuto o  nella  riacutizzazione) nelle seguenti forme: osteoartrosi post-traumatica; sinovite da  osteoartrosi; artrite reumatoide; borsite acuta e subacuta; epicondilite; tenosinovite acuta aspecifica; artrite gottosa acuta; artrite psoriasica; spondilite  anchilosan­te; artrite reumatoide giovanile.

Malattie del collageno: durante la riacutizzazione o per la terapia di  mante­nimento in casi selezionati di: lupus eritematoso sistemico e di cardite reumatica acuta.

Malattie  dermatologiche: pemfigo; eritema polimorfo grave (sindrome  di  Ste­vens-Johnson); dermatite esfoliativa; dermatite bollosa erpetiforme; dermatite seborroica grave; psoriasi grave; micosi fungoide.

Stati allergici: per il controllo iniziale delle gravi forme allergiche:  asma bronchiale, incluso lo stato asmatico; dermatite da contatto; dermatite atopi­ca,  reazione  da siero; rinite allergica stagionale o  perenne;  reazioni  di ipersensibilità a farmaci; reazioni orticarioidi a trasfusioni; edema laringeo acuto non infettivo (il farmaco di prima scelta è l'adrenalina); edema  angio­neurotico, in associazione alla adrenalina nell'anafilassi.

Oftalmologia: gravi processi allergici e infiammatori acuti e cronici a carico dell'occhio  ed  annessi,  quali: congiuntivite allergica;  cheratite;  ulcere marginali  allergiche corneali; herpes zoster oftalmico; irite,  iridociclite; corioretinite;  uveite posteriore  diffusa e  coroidite;  neurite  oftalmica; neurite retrobulbare; oftalmia simpatica; infiammazione del segmento anteriore dell'occhio.

Malattie  gastrointestinali: coadiuvante durante  periodi  critici della malattia nella: colite ulcerosa (terapia sistemica), enterite  regionale (terapia sistemica).

Malattie  dell'apparato  respiratorio: sarcoidosi, sindrome  di  Loeffler  non trattabile  con  altri mezzi; berilliosi; tubercolosi polmonare  fulminante  o disseminata  (in associazione all'appropriata chemioterapia  antitubercolare); polmonite da aspirazione; enfisema polmonare nei casi in cui il  broncospasmo o l'edema bronchiale svolgano un ruolo significativo; fibrosi polmonare inter­stiziale diffusa (sindrome di Hamman-Rich).

Malattie ematologiche: anemia emolitica acquisita (autoimmune); porpora  trom­bocitopenica idiopatica e secondaria negli adulti (solo per via endovenosa; la somministrazione  intramuscolare è controindicata); eritroblastopenia;  anemia ipoplastica congenita (eritroide).

Malattie neoplastiche: per il trattamento palliativo dell’ipercalcemia associata a cancro, per le leucemie e linfomi negli adulti e per la leucemia acuta nei bambini.

Stati  edematosi: per provocare la diuresi o la remissione  della  proteinuria nella  sindrome nefrotica senza uremia, del tipo idiopatico o dovuta  a  lupus eritematoso. In associazione a diuretici, per indurre la diuresi in: cirrosi epatica con ascite refrattaria; scompenso cardiaco congestizio refrattario.

Edema cerebrale: il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile può essere impiegato  nel trattamento dei pazienti con edema cerebrale di varia eziologia: associato a tumori cerebrali primari o metastatici; associato a disturbi vascolari cerebrali (apoplessia acuta) che coinvolgono la corteccia cerebrale;  associato alla neurochirurgia; associato a lesioni craniche o a pseudotumori cerebrali. Il  farmaco  può  inoltre essere impiegato per la preparazione all'intervento chirurgico  nei  pazienti  con ipertensione endocranica secondaria a tumori cerebrali; come palliativo, nei pazienti con neoplasie cerebra­li  inoperabili o recidive. L'impiego del DESAMETASONE FOSFATO iniettabile nell'edema cerebrale non  elimina la necessità di un'attenta valutazione neurologica e di trattamenti radicali, quali interventi  neurochirur­gici o di altre terapie specifiche.

Per  iniezione intrasinoviale o nei tessuti molli: come terapia  supplementare per  un  breve periodo di tempo (per aiutare il paziente durante  un  episodio acuto o nella riacutizzazione), nelle forme seguenti: sinovite da osteoartro­si, artrite reumatoide, borsite acuta e subacuta, artrite gottosa cuta,  epi­condilite, tenosinovite acuta aspecifica, osteoartrosi post-traumatica, artri­te traumatica, malattia di Dupuytren, fibromiosite, nevrite  e nevralgia intercostale,  tendinite, peritendinite, malattie di  De  Quervain, dito a scatto.

Varie: meningite tubercolare con blocco o minaccia di blocco subaracnoideo (in associazione all'appropriata chemioterapia antitubercolare).

Croup:  il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile può alleviare entro poche  ore  il laringospasmo, l'edema, la tosse e lo stridore e determina in genere un persi­stente  miglioramento  entro 12 ore dalla somministrazione della  prima  dose. Contemporaneamente, deve essere attuata la terapia antidifterica  convenziona­le, comprendente antibiotici.

Prova diagnostica dell'iperfunzionalità corticosurrenale.

 

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Il preparato può essere iniettato direttamente dalla fiala, senza miscelare o diluire. Se si preferisce, si può aggiungerlo, senza perdita di efficacia, al cloruro di sodio iniettabile, al destrosio iniettabile, o al sangue adatto per la trasfusione e si può somministrar­lo  per  infusione venosa goccia a goccia. Quando viene aggiunto ad una soluzione per infusione,  la  miscela deve essere utilizzata entro 24 ore, dato che le soluzioni non contengono sostanze conservanti. Vanno osser­vate le misure di asepsi normalmente adottate per le iniezioni. La posologia iniziale può variare in  genere da  0,5  mg  a 20 mg al giorno a seconda della malattia specifica da trattare. Nelle  situazioni  di  minore gravità sono generalmente sufficienti dosi ridotte, mentre in determinati pazienti possono essere necessarie dosi  iniziali più elevate. Di norma la posologia parenterale varia da un terzo a un mezzo della dose  orale somministrata ogni 12 ore. Tuttavia, in certe situazioni acute di emergenza, nelle quali la vita del pazien­te  sia in pericolo, può essere giustificata la somministrazione di dosi superiori alla posologia abituale, che  possono  raggiungere valori multipli rispetto alle dosi orali. La posologia  iniziale dovrebbe  essere mantenuta  invariata  o dovrebbe essere modificata in modo adeguato fino al raggiungimento di  una  risposta soddisfacente. Se dopo un ragionevole periodo di tempo non si osserva una risposta clinica soddisfacente, si dovrebbe interrompere il trattamento con DESAMETASONE FOSFATO  iniettabile  e passare ad altra terapia appropriata. E' importante sottolineare che le  esi­genze  posologiche sono variabili e che la posologia deve essere  adattata  ai singoli casi a seconda della malattia e della risposta del paziente.  Ottenuta una  risposta favorevole, si dovrebbe determinare l'appropriata  posologia  di mantenimento  riducendo, a piccole quantità e a intervalli di tempo  adeguati, la posologia iniziale del farmaco fino a raggiungere la dose minima sufficien­te per mantenere la risposta clinica desiderata. E' importante tenere presente che  la posologia del farmaco deve essere regolata in base a un costante  con­trollo clinico del paziente. Tra le situazioni che possono rendere  necessaria una  correzione  della  posologia vi sono le modificazioni  delle  condizioni cliniche secondarie  a remissioni o a riacutizzazioni del  processo  morboso, alla risposta  individuale del paziente e all'effetto  dell'esposizione  del paziente  a situazioni di stress non direttamente collegate alla malattia;  in quest'ultimo caso può essere necessario adottare la posologia del DESAMETASO­NE FOSFATO  iniettabile per un periodo di tempo che varia in  funzione  delle condizioni del paziente. Quando il farmaco è stato somministrato per un perio­do  di tempo superiore a qualche giorno, la sospensione del  trattamento  deve essere attuata gradualmente e non in modo brusco.

Iniezione  endovenosa e intramuscolare: qualora possibile, si impieghi la  via endovenosa  sia per la dose iniziale che per tutte le dosi somministrate  suc­cessivamente  mentre  il paziente è in stato di shock (questo perchè  in  tali pazienti ogni altra via di somministrazione, qualunque sia il farmaco,  deter­mina un tasso di assorbimento irregolare). Se si osserva una risposta  presso­ria,  si  impieghi la via intramuscolare fino a quando si potrà  passare  alla terapia orale. Per non arrecare disagio al paziente, non si dovrebbero  iniet­tare per via intramuscolare più di 2 ml per ogni punto di iniezione. Nei  casi di  emergenza, la dose abituale per l'iniezione endovenosa o intramuscolare  è di  1-5 ml (da 4 a 20 mg) a seconda della gravità della malattia  (vedi  anche Shock). Tale dose può essere ripetuta fino a quando si osserva una  risposta adeguata. Una volta ottenuto un miglioramento iniziale, possono essere  suffi­cienti dosi singole di 0,5-1 ml (da 2 a 4 mg), ripetibili qualora necessario. La  posologia giornaliera complessiva non deve generalmente superare i  20  ml (80  mg), anche nelle forme gravi. Quando si desidera un effetto  massimo  co­stante,  la somministrazione deve essere ripetuta ad intervalli di 3-4  ore  o deve essere effettuata mediante infusione venosa goccia a goccia. Le iniezioni endovenose  ed intramuscolari sono indicate nelle malattie acute.  Superata  la fase acuta, si passi, non appena possibile, alla terapia steroidea orale.

Shock: la dose abituale è di 2-6 mg/kg di peso corporeo somministrati in un’unica iniezione endovenosa. Qualora lo shock persista, tale dose può essere ripetuta entro  2-6  ore. Quale alternativa, il DESAMETASONE FOSFATO  iniettabile può essere somministrato, alla dose di 2-6 mg/kg di peso corporeo, in un’unica iniezione endovenosa immediatamente seguita da un’ infusione venosa di  una dose  uguale. La terapia con DESAMETASONE FOSFATO iniettabile  costituisce  un complemento  e non una sostituzione della terapia convenzionale (vedi  Speciali e precauzioni per l’uso). Queste raccomandazioni  riflettono  la tendenza,  nella pratica medica attuale, ad impiegare nel trattamento  dello shock dosi di corticosteroidi elevate (farmacologiche). Le seguenti indicazioni posologiche sono state suggerite da vari autori:

- Cavanagh: 3 mg/kg di peso corporeo per infusione venosa continua per 24 ore, dopo un’iniezione endovenosa iniziale di 20 mg.

- Dietzman: 2-6 mg/kg di peso corporeo in un’unica iniezione endovenosa.

- Frank: all’inizio 40 mg, seguiti da iniezione endovenosa ripetuta ogni 4-6 ore qualora lo shock persista.

- Oaks: all’inizio 40 mg, seguiti da iniezione endovenosa ripetuta ogni 2-6 ore qualora lo shock persista.

- Schumer: 1 mg/kg di peso corporeo in un’unica iniezione endovenosa.

Queste dosi sono elevate rispetto alle dosi abitualmente consigliate per il Desametasone fosfato iniettabile: si tratta però di posologie da impiegarsi in situazioni di emergenza, in condizioni acute che richiedono alte dosi farmacologiche. La somministrazione di corticosteroidi a dosi elevate dovrebbe essere protratta solo fino a quando si osser­va la stabilizzazione delle condizioni del paziente ed in genere per un periodo non superiore alle 48-72 ore. Si  eviti  la terapia protratta con queste dosi elevate, al fine di prevenire  eventuali  complicanze  quali insufficienza surrenale o ulcera gastrointestinale.

Edema  cerebrale associato alla apoplessia acuta: inizialmente 10 mg (2,5  ml) di  DESAMETASONE FOSFATO iniettabile per via endovenosa e in seguito  per  via intramuscolare  4 mg (1 ml) ogni 6 ore per 10 giorni. La dose dovrebbe  essere ridotta a zero entro i 7 giorni successivi.

Associato al trattamento di tumori cerebrali primitivi o metastatici, interventi neurochirurgici, traumi cranici, pseudotumori  del cervello o preparazione all'intervento di pazienti che  pre­sentano  aumento della pressione endocranica dovuta a tumore  cerebrale:  ini­zialmente 10 mg (2,5 ml) di DESAMETASONE FOSFATO iniettabile per via endoveno­sa  e in seguito per via intramuscolare 4 mg (1 ml) ogni 6 ore fino  a  quando regrediscono i sintomi dell'edema cerebrale. Si osserva in genere una risposta entro 12-24 ore: la posologia può essere ridotta dopo 2-4 giorni e gradualmen­te sospesa nel corso di 5-7 giorni.

Per il trattamento palliativo dei pazienti con  tumori recidivi o inoperabili: la posologia di mantenimento  deve essere adattata  ai singoli casi impiegando il DESAMETASONE FOSFATO iniettabile o desametasone fosfato in compresse.  Può essere adeguata una posologia di 2 mg 2-3 volte al giorno. E' opportuno impie­gare la posologia minima necessaria per il controllo dell'edema cerebrale.  Si devono seguire le abituali precauzioni associate alla terapia  corticosteroi­dea. Si deve prendere in considerazione l'eventuale opportunità di prescrivere antiacidi,  anticolinergici e misure dietetiche per prevenire la  comparsa  di ulcere gastrointestinali o emorragie.

Croup: la posologia abituale comporta in genere una dose singola variabile  da 0,5 a 1,25 ml (da 2 a 5 mg) a seconda dell'età e del peso corporeo del  bambi­no.  Contemporaneamente deve essere attuata la terapia antidifterica  conven­zionale,  comprendente dosi adeguate di antibiotici. Nei casi  particolarmente gravi  la terapia steroidea può essere continuata a basse dosi per 2  o  3 giorni  quale  misura precauzionale per prevenire  l'insorgenza  di  ulteriori attacchi acuti.

Associazione della terapia parenterale e orale: nelle allergie acute autolimitantisi o nelle riacutizzazioni di malattie allergiche croniche (rinite allergica acuta, attacchi acuti di asma bronchiale allergica stagionale, orticaria da farmaci, edema angioneurotico, dermatiti da contatto, ecc.), si consiglia il seguente schema posologico, secondo il quale la terapia parenterale e la terapia orale vengono somministrate in associazione:

POSOLOGIA (giornaliera complessiva)

1° giorno

un’iniezione singola di 1 ml (4 mg) di Desametasone Fosfato iniettabile per via i.m.

4 mg

2° giorno

2 compresse da 0,5 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

4 compresse

3° giorno

2 compresse da 0,5 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

4 compresse

4° giorno

1 compressa da 0,5 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

2 compresse

5° giorno

1 compressa da 0,5 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

2 compresse

6° giorno

1 compressa da 0,5 mg di desametasone fosfato  al dì

1 compressa

7° giorno

1 compressa da 0,5 mg di desametasone fosfato  al dì

1 compressa

8° giorno

Visita di controllo

SCHEMA POSOLOGICO (in alternativa al precedente)

1° giorno

1 o 2  ml di Desametasone Fosfato iniettabile (4 mg/ml) per via i.m.

4 o 8  mg

2° giorno

2 compresse da 0,75 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

4 compresse

3° giorno

2 compresse da 0,75 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

4 compresse

4° giorno

1 compressa da 0,75 mg di desametasone fosfato 2 volte al dì

2 compresse

5° giorno

1 compressa da 0,75 mg di desametasone fosfato al dì

1 compressa

6° giorno

1 compressa da 0,75 mg di desametasone fosfato  al dì

1 compressa

7° giorno

Nessun trattamento

8° giorno

Visita di controllo

Obbiettivo di questo schema è di offrire una terapia adeguata durante gli episodi acuti e al tempo stesso di ridurre al minimo il pericolo di iperdosaggio nei casi cronici. In alcuni pazienti è sufficiente, da solo, per consentire il controllo della malattia. Altri pazienti necessitano di un’ulteriore trattamento, per esempio steroidi per uso topico, antistaminici o broncodilatatori. In un limitato numero di pazienti può rendersi necessaria anche una terapia steroidea sistemica. In base alla posologia impiegata il giorno prima della ricomparsa dei sintomi in quest’ultimo gruppo di pazienti, il medico potrà decidere più agevolmente in merito all’opportunità di prescrivere un trattamento ulteriore. Nelle riacutizzazioni dell’asma accompagnate da sintomi di infezione, si raccomanda la contemporanea somministrazione di antibiotici.

Iniezioni  intrasinoviali e nei tessuti molli: le iniezioni  intrasinoviali  e nei tessuti molli vengono generalmente impiegate quando le articolazioni e  le sedi colpite non sono più di una o due. Non eliminano la necessità di attuare le  misure convenzionali abitualmente adottate. Pur agendo favorevolmente  sui sintomi,  non costituiscono  assolutamente una cura, dato  che  l'ormone  non svolge  alcun effetto sulla causa dell'infiammazione. Indichiamo  alcune  dosi singole normalmente impiegate:

Punto di iniezione

Volume di iniezione (ml)

Quantità di desametasone fosfato (mg)

Grandi articolazioni (es. ginocchio)

0,5 - 1

2 - 4

Piccole articolazioni (es. interfalangee, temporo-mandibolare)

0,2 - 0,25

0,8 - 1

Borse (comprese quelle calcificate)

0,5 - 0,75

2 - 3

Guaine tendinee

0,1 - 0,25

0,4 - 1

Calli e duroni

0,05 - 0,25

0,2 - 1

Plantare

0,1 - 0,25

0,4 - 1

Digitale

0,05 - 0,2

0,2 - 0,8

Infiltrazioni tessuti molli

0,5 - 1,5

2 - 6

Gangli

0,25 - 0,5

1 - 2

La  frequenza  dell'iniezione varia da una volta ogni 3-5 giorni a una volta ogni 2-3 settimane,  a  seconda della risposta al trattamento.

 

04.3 Controindicazioni - [Vedi Indice]

Infezioni micotiche sistemiche. Ipersensibilità a qualsiasi componente del prodotto.

 

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - [Vedi Indice]

I corticosteroidi possono esacerbare le infezioni fungine sistemiche e quindi non dovrebbero essere usati in presenza di tali infezioni a meno che siano necessari per controllare le reazioni da farmaco dovute all’amfotericina B. D’altra parte sono stati riportati dei casi in cui l’uso concomitante di amfotericina B e idrocortisone fu seguito da ipertrofia cardiaca congestizia. La più bassa dose possibile di corticosteroidi dovrebbe essere usata per controllare la patologia e, quando è possibile la riduzione nel dosaggio, questa dovrebbe essere fatta in maniera graduale. In corso di terapia prolungata può essere opportuno, a titolo precauzionale, un regime anti-ulceroso comprendente un antiacido.

E’ opportuno impiegare la posologia minima necessaria per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Posologie medie o alte di idrocortisone o di cortisone possono  provocare un aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e salina, o eccessiva  deplezione di potassio.  Tali  effetti hanno minori probabilità di verificarsi con i derivati sintetici,  a  meno  che questi vengano somministrati ad alte dosi. Possono rendersi necessari un regime povero di sale e supplementi di potassio. Tutti i corticosteroidi aumentano l'escrezione del calcio.  Nei pazienti sotto terapia corticosteroidea esposti a notevole stress è indicato un aumento posologico dei corticosteroi­di a rapida azione, prima, durante e dopo la situazione di stress. Si deve tenere conto del più lento  tasso di assorbimento determinato dalla somministrazione intramuscolare. Un'insufficienza corticosurrenale  secon­daria  indotta dal farmaco potrà essere minimizzata riducendo gradualmente la posologia. Questo  tipo  di insufficienza relativa può tuttavia persistere per qualche mese dopo la  sospensione  della terapia;  in qualsiasi situazione di stress che si verificasse durante questo periodo, è  quindi  opportuno reinstituire  la terapia ormonale. Se il paziente è già sotto trattamento steroideo, può rendersi  necessario un aumento della posologia. Dato che la secrezione di mineralcorticoidi potrebbe essere inadeguata, è opportuna  la contemporanea somministrazione di sali e/o di un mineralcorticoide.  Dopo una terapia prolungata, la sospensione di corticosteroidi può provocare sintomi (sindrome da sospensione di corticosteroidi) come febbre, mialgia, artralgia e malessere. Ciò può verificarsi in pazienti anche senza evidenza di insufficienza surrenalica. In rari casi si  sono verificate reazioni anafilattoidi in pazienti trattati con la terapia corticosteroidea parenterale:  soprat­tutto  quando l'anamnesi del paziente indichi un'allergia a qualche farmaco, prima della somministrazione  è opportuno  prendere le necessarie precauzioni. I corticosteroidi possono sopprimere le risposte  alle  prove cutanee.  In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure immunitarie non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi,  specie se ad alte dosi, dato il pericolo di complicanze neurologiche e di una mancata risposta anticorpale.  In presenza di ipoprotrombinemia l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso  di terapia corticosteroidea.  Nei pazienti ipotiroidei o affetti da cirrosi epatica la risposta ai corticosteroidi può aumentare. I dati emersi da uno studio clinico, effettuato negli USA, condotto per valutare l’efficacia del metilprednisolone sodio succinato nello shock settico, hanno messo in evidenza una maggiore incidenza di mortalità nei pazienti con elevati valori di creatinina sierica all’inizio del trattamento, come pure nei pazienti che hanno sviluppato una infezione secondaria dopo l’inizio del trattamento.

L'im­piego  del DESAMETASONE FOSFATO iniettabile nella tubercolosi in atto dovrebbe essere limitato ai  casi di tubercolosi fulminante  o  disseminata nei quali il corticosteroide viene usato per  il trattamento  della malattia in associazione a un appropriato regime antitubercolare. Quando i corticosteroidi sono indicati  in pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessario un rigoroso control­lo, dato che può verificarsi una riattivazione della malattia. In corso di terapia corticosteroidea  prolun­gata,  questi pazienti dovrebbero essere sottoposti a una chemioprofilassi. Gli steroidi  dovrebbero  essere impiegati con cautela in presenza di: colite ulcerosa aspecifica con pericolo di perforazione; ascessi  o altre infezioni piogeniche; diverticolite; anastomosi intestinali recenti; ulcera gastrica in atto o  laten­te;  insufficienza renale; ipertensione; osteoporosi; miastenia grave. E’ stata descritta embolia gassosa come una possibile complicanza di ipercortisonismo. I  corticosteroidi  devono essere impiegati con cautela nei pazienti con herpes simplex oculare,  dato  il possibile rischio di ulcerazione e perforazione corneale.

Nei pazienti ipotiroidei e in quelli cirrotici gli effetti  dei  corticosteroidi risultano più marcati. In alcuni pazienti gli steroidi  possono  aumentare  o ridurre  la  mobilità e il numero degli spermatozoi.

I corticosteroidi possono  mascherare  alcuni  sintomi dell'infezione  e  durante il loro impiego possono manifestarsi infezioni sovrapposte. In corso  di  terapia corticosteroidea si può osservare una ridotta resistenza alle infezioni e la tendenza, da parte dei processi infettivi,  a non localizzarsi. Inoltre i corticosteroidi possono influenzare il test del nitroblutetrazolo per le infezioni batteriche e provocare falsi risultati negativi. I corticosteroidi possono attivare una amebiasi latente. Perciò si raccomanda di accertare che non sia presente una amebiasi latente o attiva prima di iniziare una terapia corticosteroidea in pazienti che siano stati ai tropici o in pazienti con diarrea. Durante il trattamento con corticosteroidi possono manifestarsi  alterazioni psichiche che possono  andare dall’ euforia, insonnia, variazioni dell'umore,  alterazioni  della personalità,  depressione grave, a manifestazioni psicotiche vere e proprie. Quando presenti,  l'instabilità psichica  e  le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi.

L'impiego prolungato  dei corticosteroidi  può  causare cataratta subcapsulare posteriore, glaucoma con possibile  lesione  dei nervi ottici, e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus. I bambini  e i  ragazzi sottoposti a terapia corticosteroidea prolungata dovrebbero essere controllati accuratamente  per quanto  riguarda la crescita e lo sviluppo. L'iniezione intra-articolare di un corticosteroide può  provocare effetti sia sistemici che locali. La presenza di liquidi nelle articolazioni richiede esami appropriati, al fine di escludere processi settici. Un marcato aumento del dolore - accompagnato da edema locale,  ulteriore limitazione  della mobilità articolare, febbre e malessere generale - suggerisce la presenza  di  un'artrite settica. Se tale complicanza si verificasse e la diagnosi di sepsi venisse confermata, si  dovrà  istituire un'appropriata terapia anti-infettiva. E' da evitare l'iniezione locale di uno steroide in zone infette.  I corticosteroidi non devono essere iniettati in articolazioni instabili. Ai pazienti deve essere chiaramente sottolineata l'importanza di non abusare delle articolazioni in cui si è ottenuto un miglioramento sintoma­tico, fino a quando persiste l'attività del processo infiammatorio. Evitare l’iniezione di corticosteroidi nei tendini. Iniezioni intra-articolari frequenti possono provocare un danno a livello articolare.

Il prodotto contiene sodio metabisolfito; tale sostanza può provocare in soggetti sensibili e particolarmen­te negli asmatici reazioni di tipo allergico ed attacchi asmatici gravi.

 

Interazioni - [Vedi Indice]

La  difenilidantoina, il fenobarbitale, l’efedrina e la rifampicina possono aumentare la clearance dei corticosteroidi con diminuiti livelli ematici e diminuita attività fisiologica; ciò richiede un aggiustamento del dosaggio corticosteroideo. Queste interazioni possono interferire con i test di soppressione del desametasone, che dovrebbero essere interpretati con cautela durante la somministrazione di questi farmaci. Il tempo di protrombina dovrebbe essere controllato frequentemente nei pazienti che ricevono corticosteroidi e anticoagulanti cumarinici nello stesso tempo, poichè in alcuni casi i corticosteroidi hanno alterato la risposta a questi anticoagulanti. Alcuni studi hanno mostrato che l’effetto provocato di solito dall’aggiunta dei corticosteroidi è l’inibizione della risposta ai composti cumarinici, sebbene ci siano stati alcuni rapporti contrastanti che indicavano un potenziamento.   Quando i corticosteroidi vengono somministrati contemporaneamente a diuretici depletori di potassio, i pazienti devono essere controllati attentamente per lo sviluppo di ipokaliemia.

 

04.6 Gravidanza e allattamento - [Vedi Indice]

Non  essendo  ancora disponibili studi adeguati sui corticosteroidi in relazione  alla  riproduzione  umana, l'impiego di questi farmaci nelle donne in gravidanza, nelle madri che allattano o nelle donne in età fecon­da richiede che vengano accuratamente vagliati i possibili rischi e vantaggi derivanti dal farmaco  per  la madre e per il feto. I bambini nati da madri che in corso di gravidanza siano state trattate con dosi consi­derevoli  di corticosteroidi dovrebbero essere sottoposti ad accurati controlli atti ad accertare  eventuali segni di iposurrenalismo. I corticosteroidi sono stati ritrovati nel latte materno e possono arrestare la crescita, interferire con la produzione di corticosteroidi endogeni o causare altri effetti indesiderati. Le madri in corso di terapia con corticosteroidi dovrebbero essere avvertite di non allattare.

 

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - [Vedi Indice]

Non interferisce sulla capacità di guidare e sull’uso di macchine.

 

04.8 Effetti indesiderati - [Vedi Indice]

Disturbi idrici ed elettrolitici: ritenzione sodica; ritenzione idrica; scompenso cardiaco conge­stizio nei soggetti predisposti; deplezione di potassio; alcalosi ipokaliemica; ipertensione; ipotensione o reazione tipo shock.

Muscoloscheletrici:  astenia muscolare; miopatia da steroidi; riduzione  della massa  muscolare;  osteoporosi; fratture vertebrali da  compressione;  necrosi asettica  della testa del femore e dell' omero; fratture spontanee delle  ossa lunghe; rotture tendinee.

Gastrointestinali:  ulcera gastrica con possibile perforazione  ed  emorragia; perforazioni intestinali, particolarmente in pazienti con patologie infiammatorie a livello intestinale; pancreatite; distensione addominale; esofagite ulcerosa.

Dermatologici:  ritardata  guarigione delle ferite; cute  sottile  e  delicata; possono essere inibite le reazioni conseguenti ai test cutanei; petecchie  ed  ecchimosi;  eritemi; aumento della  traspirazione;  bruciore  e prurito, specie  nella regione perineale (dopo iniezione  endovenosa);  altre reazioni cutanee come dermatite allergica, orticaria, edema angioneurotico.

Neurologici: convulsioni; aumento della pressione endocranica con  papilledema (pseudotumore  cerebri), generalmente dopo il trattamento; vertigini;  cefa­lea.

Endocrinologici: irregolarità mestruali; stato cushingoide; arresto della crescita nei  bambini; mancanza di risposta corticosurrenale e ipofisaria  secondaria,  specie durante  periodi di stress dovuti a traumi, interventi chirurgici o  malattie gravi;  ridotta tolleranza ai carboidrati; manifestazioni  del  diabete  mellito latente; aumentato  fabbisogno di insulina o di ipoglicemizzanti  orali  nei pazienti diabetici.

Oftalmologici:  cataratta  subcapsulare posteriore;  aumento  della  pressione intraoculare; glaucoma; esoftalmo.

Metabolici: catabolismo proteico con bilancio azotato negativo, per cui nei trattamenti prolungati la razione di proteine va adeguatamente aumentata.

Altri: reazioni anafilattiche o da ipersensibilità, tromboembolia, aumento ponderale, aumento dell’appetito, nausea, malessere. Inoltre sono stati attribuiti ai prepa­rati steroidei iniettabili i seguenti effetti collaterali: rari casi di cecità associati  alla  terapia intra-lesionale a livello del volto  e  della  testa; iperpigmentazione o ipopigmentazione; atrofia cutanea e sottocutanea;  ascessi sterili;  riacutizzazione  dopo l'iniezione intra-articolare; artropatia  del tipo Charcot. Esistono segnalazioni di aritmie cardiache e/o collassi circolatori a seguito di somministrazioni rapide di dosi elevate di corticosteroidi per via endovenosa.

 

04.9 Sovradosaggio - [Vedi Indice]

Non ci sono dati sul sovradosaggio.

 

05.0 PROPRIETA' FARMACOLOGICHE - [Vedi Indice]

Il Desametasone Fosfato iniettabile è un potente ed efficace preparato di ormone corticosurrenale con molteplici possibilità di applicazione: essendo una soluzione vera, può essere somministrato sia per via endovenosa che per via intramuscolare nel trattamento delle malattie acute che rispondono alla terapia ormonale  corti­cosurrenale. Può inoltre essere iniettato localmente nel trattamento delle forme intrasinoviali (intrartico­lari e intraborsali) e nelle affezioni a carico dei tessuti molli.

Il  desametasone  fosfato  sodico è un estere inorganico idrosolubile del desametasone,  dotato  di  marcata attività antiinfiammatoria a livello tissutale e, come il sale bisodico, rispetto agli altri steroidi è molto  più solubile in acqua a 25°C. Per esempio è circa 3000 volte più solubile dell'idrocortisone.

Il  desametasone è uno steroide corticosurrenale di sintesi, con attività ed effetti prevalentemente  glico­corticoidi.  E' uno tra i più attivi membri della sua classe, essendo circa  25-30  volte  più potente dell'idrocortisone.  A parità di dosi antiinfiammatorie, il desametasone ha minimi effetti di ritenzione sodica propri dell'idrocortisone e dei suoi derivati diretti.

Vantaggi clinici:

Una dose adeguata è contenuta in un piccolo volume di veicolo.

Rapido assorbimento; la risposta si manifesta praticamente con la stessa prontezza dopo iniezione intramuscolare e dopo iniezione endovenosa.

I livelli plasmatici dello steroide aumentano notevolmente entro 5 minuti dall’iniezione intramuscolare o endovenosa.

Nello shock, l’impiego di alte dosi farmacologiche come terapia supplementare, può migliorare l’indice di sopravvivenza.

Nell’edema cerebrale associato a tumori, alla neurochirurgia, a lesioni craniche o ad apoplessia il suo impiego può aumentare il livello della coscienza, migliorare i segni neurologici e favorire la guarigione.

Effetti positivi sono riscontrabili già entro 2 ore dall’iniezione intrasinoviale.

E’ possibile impiegare aghi sottili. In condizioni normali non lascia residui di cristalli nella sede di inoculazione.

Se impiegato secondo le istruzioni, è improbabile che provochi atrofia tissutale nella sede di inoculazione.

E’ pronto per l’uso immediato, non richiede preparazioni estemporanee o miscele prima dell’impiego.

E’ estremamente stabile a temperatura ambiente, mantiene la sua completa attività per oltre due anni 

 

05.1 Proprietà farmacodinamiche - [Vedi Indice]

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05.2 Proprietà farmacocinetiche - [Vedi Indice]

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05.3 Dati preclinici di sicurezza - [Vedi Indice]

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06.1 Eccipienti - [Vedi Indice]

Creatinina,  sodio  metabisolfito, sodio citrato, metile p-ossibenzoato, propile p-ossibenzoato,  acqua  per preparazioni iniettabili.

 

06.2 Incompatibilità - [Vedi Indice]

Non sono note incompatibilità con altri farmaci.

 

06.3 Periodo di validità - [Vedi Indice]

A confezionamento integro: 3 anni.

 

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Conservare a temperatura non superiore a 25°C, non congelare.

 

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Fiala in vetro, neutro,  con  anello di prerottura.

Confezioni: 3 fiale da 4 mg/1 ml; 1 fiala da 8 mg/2 ml

 

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La fiala è a prerottura: non occorre limetta.

 

- [Vedi Indice]

Biologici Italia Laboratories S.r.L.- Via Cavour 41/43 - Novate Milanese (MI).

 

08.0 NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - [Vedi Indice]

AIC 033961018/G - "4 mg/1 ml Soluzione Iniettabile" 3 fiale da 1 ml

AIC 033961020/G - "8 mg/2 ml Soluzione Iniettabile" 1 fiala da 2 ml

 

REGIME DI DISPENSAZIONE AL PUBBLICO - [Vedi Indice]

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Ottobre 1999

 

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TABELLA DI APPARTENENZA DPR 309/90 - [Vedi Indice]

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Maggio 2002

 

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