Principio attivo: nifedipina mg 30.
Una compressa da 60 mg contiene
Principio attivo: nifedipina mg 60.
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| Frequenza d'incidenza > 1% < 10% | |
| Organismo nel suo complesso: | astenia (stanchezza) |
| Apparato cardiovascolare: | vasodilatazione (vampate, sensazione di calore) |
| palpitazione | |
| Apparato digerente: | costipazione |
| Disordini metabolico/nutrizionali: | edema periferico |
| Sistema nervoso: | capogiro, cefalea |
| Frequenza d'incidenza > 0,1% £ 1% | |
| Organismo nel suo complesso: | dolori alle estremità |
| Apparato cardiovascolare: | sintomatologia simil-anginosa, dolore toracico, ipotensione, tachicardia, sincope |
| Apparato digerente: | diarrea, alterazioni della funzionalità epatica (aumento delle transaminasi, colestasi intraepatica), nausea |
| Apparato muscolo-scheletrico: | mialgia |
| Sistema nervoso: | insonnia, nervosismo, parestesia, vertigine |
| Apparato respiratorio: | dispnea |
| Cute ed annessi: | prurito, rash (esantema, eritema) |
| Organi di senso: | alterazione della vista |
| Apparato uro-genitale: | aumento dell'escrezione urinaria giornaliera |
| Frequenza d'incidenza > 0,01% £ 0,1% | |
| Organismo nel suo complesso: | reazione allergica (anafilattica) |
| Apparato digerente: | disturbi gastroenterici (senso di replezione gastroenterica), iperplasia gengivale |
| Apparato muscolo-scheletrico: | artralgia |
| Sistema nervoso: | tremore, vertigine |
| Cute ed annessi: | orticaria |
Gli effetti indesiderati più comuni basati sulle segnalazioni spontanee e classificati per frequenza ed apparato, calcolati sulla popolazione esposta al farmaco sono:
| Frequenza d'incidenza £ 0,01% | |
| Apparato emo-linfatico: | agranulocitosi, porpora |
| Disordini metabolico/nutrizionali: | iperglicemia |
| Sistema nervoso: | parestesia |
| Cute ed annessi: | ginecomastia, dermatite fotosensibile, orticaria. |
Occasionalmente sono stati segnalati casi di: nausea, pirosi gastrica, flatulenza, iperglicemia, congestione nasale, mal di gola, tosse, crampi muscolari, rigidità articolare, sudorazione, brivido, febbre, disturbi della sfera sessuale. In rari casi sono stati segnalati aumenti lievi o moderati di fosfatasi alcalina, LDH, SGOT, SGPT e episodi di epatite, trombocitopenia, porpora, anemia, leucopenia, iperplasia gengivale.
Con altre formulazioni di nifedipina: agranulocitosi, dermatite esfoliativa, eritromelalgia.
Nei pazienti in dialisi con ipertensione maligna ed ipovolemia si può verificare, a seguito della vasodilatazione, una marcata caduta della pressione arteriosa.
Per quanto riguarda il trattamento, hanno la priorità l'eliminazione della sostanza attiva e la stabilizzazione delle condizioni cardiovascolari.
Per l'ingestione orale è indicata la lavanda gastrica, eventualmente associata all'irrigazione del piccolo intestino. In caso d'intossicazione, l'eliminazione dev'essere la più completa possibile, compreso l'intestino tenue, al fine di prevenire l'assorbimento del principio attivo. L'emodialisi è inutile in quanto la nifedipina non è dializzabile ma è consigliabile la plasmaferesi (per l'elevato legame proteico ed il relativamente basso volume di distribuzione). I disturbi bradicardici del ritmo cardiaco possono essere trattati con b-simpaticomimetici mentre per le alterazioni di questo tipo pericolose per la vita dev'essere preso in considerazione l'impiego di un "pacemaker" temporaneo. L'ipotensione come risultato dello shock cardiogeno e della vasodilatazione arteriosa può essere trattata con il calcio (10-20 ml di soluzione di calcio gluconato al 10% da somministrarsi lentamente per via endovenosa, eventualmente da ripetersi).
Come risultato, la calcemia può raggiungere i valori alti della norma o superarli di poco.
Qualora l'effetto del calcio sulla pressione sanguigna dovesse rivelarsi insufficiente dovranno essere somministrati anche dei vasocostrittori simpaticomimetici, quali la dopamina o la noradrenalina, il cui dosaggio dovrà essere determinato esclusivamente dal risultato ottenuto.
L'ulteriore somministrazione di liquidi o di espansori plasmatici andrà effettuata con prudenza per il pericolo di sovraccarico cardiaco.
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A seguito della somministrazione orale di nifedipina, si osserva una marcata azione antianginosa documentabile anche in quanto si ottiene un rapporto favorevole tra intensità e durata d'azione, con buona tollerabilità al trattamento.
Per queste sue proprietà il farmaco viene utilizzato nella terapia della cardiopatia ischemica e degli stati ipertensivi. A livello cardiaco la nifedipina dilata le arterie coronarie, in particolare i grandi vasi di conduttanza, ed anche i segmenti di parete libera da patologia nelle zone parzialmente stenotiche. Inoltre la nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vasale allo stesso livello prevenendone il vasospasmo. Il risultato finale di queste azioni è un incremento del flusso ematico post-stenotico e conseguentemente un aumento dell'apporto di ossigeno. Contemporaneamente a ciò la nifedipina riduce la richiesta miocardica di ossigeno riducendo le resistenze periferiche (post-carico). In terapia cronica, a lungo termine, la nifedipina è anche in grado di prevenire lo sviluppo di nuove lesioni aterosclerotiche a livello coronarico.
La nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia arteriolare, pertanto riducendo le resistenze periferiche, è in grado di abbassare la pressione arteriosa. All'inizio della terapia con nifedipina si può verificare un transitorio incremento riflesso della frequenza cardiaca e quindi della portata cardiaca. Comunque questo incremento non è tale da compensare la vasodilatazione. Inoltre la nifedipina provoca un aumento della escrezione renale di acqua e sodio sia nel trattamento a breve termine che in quello a lungo termine. L'effetto ipotensivo della nifedipina è particolarmente pronunciato nei pazienti ipertesi.
Lo sviluppo delle compresse con nifedipina in forma film-rivestita a rilascio modificato ha consentito la riduzione del numero delle somministrazioni giornaliere con miglioramento della tollerabilità al trattamento e della compliance dei pazienti nel trattamento dell'angina stabile e dell'ipertensione arteriosa essenziale.
La nuova compressa film-rivestita a rilascio modificato (FRM) a contatto con acqua o con i fluidi biologici conduce all'interazione tra le sostanze polimeriche contenute nella FRM e l'acqua.
Tale interazione acqua/polimero inizialmente leggermente rallentata dalla filmatura idrosolubile, provoca l'idratazione e la distensione delle catene polimeriche, con conseguente liberazione di energia meccanica che determina il rigonfiamento della FRM.
L'interazione immediata nella prima fase del processo viene controllata nei tempi successivi dalla dissoluzione dei componenti solubili del nucleo idratato; questo permette di controllare il rigonfiamento della FRM, in modo da non provocare la distruzione del sistema.
Contemporaneamente al processo di rigonfiamento della FRM avviene la cessione del principio attivo che, nel caso della nifedipina avviene prevalentemente per diffusione secondo gradiente di concentrazione, attraverso la porzione rigonfiata della FRM, la quale riduce la sua funzione di barriera man mano che i componenti polimerici si disciolgono.
Grazie al suo comportamento cinetico, Fenidina compresse riesce a mantenere i livelli plasmatici terapeutici per 24 ore.
Principali parametri farmacocinetici di Fenidina compresse:
| Cmax* (Ng . ml-1 ) | Tmax** (h) | Clearance (l/h) | |
| a) 30 mg | 42,8 ± 7,4 | 9,7 ± 1,4 | 35,9 ± 9,1 |
| b) 60 mg | 68,9 ± 9,5 | 9,08 ± 2,7 | 44,3 ± 6,8 |
*Valore medio delle concentrazioni plasmatiche massime.
**Valore medio dei tempi di raggiungimento della concentrazione plasmatica massima.
Fenidina compresse:
Quota di assorbimento: superiore al 90%.
Metabolita principale: acido 2-idrossi-metil-5-metossi-carbonil-6-metil-4-(O-nitrofenil)-piridin-3-carbossilico; farmacologicamente inattivo; riscontrabile anche nell'urina dell'uomo dopo somministrazione per os.
Eliminazione: 70-80% per via renale, 15% nelle feci.
Escrezione urinaria: superiore al 90% nelle 24 ore.
Legame proteico del metabolita: circa 55%.
Distribuzione
La nifedipina si lega per il 95% alle proteine plasmatiche (albumina). L'emivita di distribuzione dopo somministrazione endovenosa è compresa tra i 5 e i 6 minuti.
Biotrasformazione
Dopo somministrazione orale la nifedipina viene metabolizzata a livello della parete intestinale e del fegato principalmente attraverso un processo ossidativo. I metaboliti ossidati non presentano attività farmacologica.
Eliminazione
La via di escrezione fondamentale della nifedipina nella forma ossidata è quella renale, solo il 5-15% viene escreto attraverso la bile con le feci. Il farmaco non metabolizzato si trova in tracce (meno dello 0,1%) nelle urine.
In caso di insufficienza renale non sono state rilevate sostanziali modificazioni rispetto ai volontari sani.
In presenza di compromissione della funzionalità epatica l'emivita di eliminazione è nettamente allungata e la clearance totale del farmaco si riduce. Nei casi più severi può essere necessaria una riduzione della dose.
La tossicità acuta è stata indagata in varie specie animali ed i risultati sono elencati in particolare nella tabella seguente:
| Dose Letale 50 (DL50 ) (mg/kg) | ||
| orale | endovenosa | |
| Topo | 494 (421-572)* | 4,2 (3,8-4,6)* |
| Ratto | 1022 (950-1087)* | 15,5 (13,7-17,5)* |
| Coniglio | 250-500 | 2,3 |
| Gatto | circa 100 | 0,5-8 |
| Cane | > 250 | 2-3 |
* Intervallo di confidenza 95%
Tossicità subacuta e subcronica
La somministrazione orale giornaliera a ratti (50 mg/kg di peso) ed a cani (100 mg/kg di peso) per periodi rispettivamente di 13 e 4 settimane è stata tollerata senza la comparsa di effetti tossici.
In somministrazione parenterale (endovenosa) i cani hanno tollerato fino a 0,1 mg/kg di peso al dì per 6 giorni senza danni. La somministrazione endovenosa giornaliera di 2,5 mg/kg di peso per un periodo di 3 settimane è stata tollerata dai ratti senza la comparsa di segni di danno d'organo.
Tossicità cronica
I cani hanno tollerato fino a 100 mg/kg di peso al dì, somministrate per os per un periodo di un anno, senza presentare effetti tossici. Nei ratti sono comparsi effetti tossici con concentrazioni superiori ai 100 ppm nel cibo (circa 5-7 mg/kg di peso corporeo).
Cancerogenesi
Uno studio a lungo termine sui ratti (2 anni) non ha fornito evidenze di alcun effetto cancerogeno della nifedipina.
Mutagenicità
Per valutare l'effetto mutageno sono stati eseguiti sul topo il test di Ames, il test della dominanza letale ed il test del micronucleo. Non è stato possibile evidenziare alcun effetto mutageno della nifedipina.
Tossicologia della riproduzione
Vedi paragrafo "Gravidanza e allattamento"
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Idrossipropilmetilcellulosa 50,35 mg, polivinilpirrolidone 12,5 mg, carbossimetilcellulosa 40 mg, magnesio stearato 2 mg, silice colloidale 1 mg, talco 6,73 mg, polietilenglicole 6000 1,73 mg, simeticone 0,08 mg, titanio biossido (E 171) 0,85 mg, ferro ossido rosso (E172) 0,26 mg.
Fenidina 60:
Idrossipropilmetilcellulosa 93,8 mg, polivinilpirrolidone 25 mg, carbossimetilcellulosa 80 mg, magnesio stearato 4 mg, silice colloidale 2 mg, talco 12,3 mg, polietilenglicole 6000 2,3 mg, simeticone 0,11 mg, titanio biossido (E 171) 1,15 mg, ferro ossido rosso (E172) 0,34 mg.
La protezione dall'umidità è garantita solo all'interno della confezione; le compresse dovrebbero quindi essere estratte dall'astuccio solo immediatamente prima dell'uso.
Fenidina 30: Astuccio contenente 14 compresse rivestite con film a rilascio modificato da mg 30
Fenidina 60: Astuccio contenente 14 compresse rivestite con film a rilascio modificato da mg 60
Via Tiburtina, 1004 - 00156 Roma
Fenidina 60 AIC n. 026586026