Nelle forme leggere: 1-3 confetti al giorno, dopo i pasti; in caso di terapia protratta nel tempo, e salvo diversa prescrizione del medico che deve essere sentito: 3 confetti al giorno per 6-8 settimane consecutive, anche se la sintomatologia scompare; per una terapia di mantenimento: ridurre prima a 2 confetti e poi ad 1 confetto al giorno.
Ipersensibilità al chinino ed alla papaverina; pazienti con carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, con trombocitopenia, anemia emolitica e durante la gravidanza; pazienti con neurite ottica e aritmia cardiaca. Per la presenza di papaverina è da sconsigliare nei soggetti con glaucoma.
Sono stati descritti, a seguito dell'uso della chinina e della papaverina, casi di eruzioni su base allergica, anoressia, stipsi, diarrea, malessere, sonnolenza. In soggetti particolarmente sensibili al chinino si possono manifestare disturbi della vista e dell'udito, ittero, trombocitopenia.
Sono finora sconosciuti casi di iperdosaggio con Monotrean. Se per errore venisse ingerita una dose tossica, sono da attendersi i sintomi di avvelenamento da chinino e da prendere gli adeguati provvedimenti.
Mediante la combinazione degli alcaloidi chinina e papaverina, il Monotrean permette di compensare disturbi vasomotori, cerebrali e dell'orecchio interno, che in genere sono alla base dei sintomi degli stati vertiginosi.
Entrambi gli alcaloidi vengono assorbiti dal tratto gastro-intestinale. Negli esperimenti con gli animali (ratto), le massime concentrazioni ematiche sono state raggiunte dopo 1-2 ore. Il tempo di dimezzamento è per papaverina e chinina cloridrato rispettivamente di 4-6 e 2-4 ore.
Dopo somministrazione agli animali da laboratorio di una dose che era notevolmente superiore alla dose terapeutica e che, comunque tenendo conto della
e della via di somministrazione, era la massima possibile, il prodotto non presentava alcuna tossicità cronica, non interferiva con il processo gestativo, benché è noto che il chinino passa la barriera della placenta, ed era sprovvisto di attività teratogena. La letalità acuta è stata dimostrata in varie specie animali e trovata essere 120-300 volte superiore alle dosi terapeutiche.