Il Myotenlis viene somministrato per via endovenosa con singole iniezioni ripetute o con infusione continua goccia a goccia; la via intramuscolare deve essere riservata a casi eccezionali (per es. bambini molto piccoli) e richiede una maggiore sorveglianza, intervenendo l'effetto a distanza variabile dalla somministrazione.
Quando si voglia produrre in un soggetto anestetizzato un rilasciamento muscolare di media entità, senza apnea, la dose media è di 0,3 mg/kg di peso. Quando ci si propone di ottenere una curarizzazione più intensa, con apnea, la dose media è invece di 0,6 mg/kg.
Queste dosi possono venir ripetute ogni qualvolta l'effetto tende a scomparire.
Il rilasciamento muscolare necessario per espletare qualsiasi tipo di intervento chirurgico può essere finemente graduato somministrando a velocità variabile una soluzione del farmaco; a tale scopo sciogliere 500 mg di Myotenlis in 500 ml di soluzione glucosata o clorurata, isotoniche, ed iniettare endovena goccia a goccia con apparecchio per fleboclisi.
Regolando opportunamente la velocità di infusione, si può facilmente ottenere il rilasciamento muscolare desiderato; in particolare si può ottenere anche un rilasciamento "chirurgico" eccellente pur mantenendo la respirazione spontanea, che tuttavia deve essere sempre assistita.
È consigliabile, quando è necessario ottenere col Myotenlis lunghi periodi di paralisi muscolare totale, controllare di tanto in tanto l'inattivazione del farmaco da parte dell'organismo; ciò si ottiene rallentando il ritmo delle gocce fino a ricomparsa della respirazione spontanea.
Il suxametonio deve essere usato soltanto da persone esperte nella pratica della respirazione artificiale e solo quando siano immediatamente disponibili le attrezzature necessarie all'intubazione tracheale e ad un'adeguata ventilazione del paziente, inclusa la somministrazione di ossigeno a pressione positiva e l'eliminazione di anidride carbonica. Il Medico deve essere pronto ad attuare una respirazione assistita o controllata.
Pazienti con bassi livelli o varianti anomale di colinesterasi plasmatica possono presentare, a seguito dell'uso di suxametonio, depressione respiratoria prolungata o apnea.
Bassi livelli di colinesterasi plasmatica possono verificarsi nei pazienti con gravi malattie epatiche o cirrosi, anemia grave, malnutrizione, grave disidratazione, alterazioni della temperatura corporea, in soggetti esposti a insetticidi neurotossici o in trattamento con sostanze antimalariche. In questi pazienti il suxametonio deve essere iniettato con estrema prudenza e ai dosaggi più bassi. Se si sospetta una bassa attività di colinesterasi plasmatica, si potrà iniettare una piccola dose di prova, variante da 5 a 10 mg, o si potrà ottenere un effetto rilassante somministrando cautamente la sostanza in soluzione allo 0,1% per fleboclisi. Contemporaneamente al suxametonio non si dovranno iniettare sostanze che possano inibire la colinesterasi plasmatica come neostigmina o ecotiopato ioduro, o competere per l'enzima come la procaina endovena.
Il suxametonio deve essere iniettato con grande cautela in pazienti gravemente ustionati o con gravi traumi o con squilibri elettrolitici o in trattamento con chinidina o digitalizzati recentemente o con possibile intossicazione digitalica, potendosi verificare gravi aritmie o arresto cardiaco.
Si deve usare molta prudenza anche nei pazienti con iperpotassiemia o paraplegici o che abbiano subito lesioni del midollo spinale o portatori di malattie neuromuscolari di tipo degenerativo o distrofico, dato che questi malati, con la somministrazione di suxametonio, tendono a diventare fortemente iperpotassiemici.
Se il suxametonio viene somministrato per un lungo periodo, il caratteristico blocco da depolarizzazione della giunzione neuromuscolare può trasformarsi in blocco non depolarizzante, che si manifesterà con depressione respiratoria prolungata o apnea. In questi casi, piccole dosi ripetute di neostigmina possono agire da antagonista. Per accertare il tipo di blocco neuromuscolare si potrà impiegare uno stimolatore dei nervi periferici; nel caso si tratti di blocco da depolarizzazione sia i ritmi veloci (tetano) che lenti (scosse) saranno prolungati, e sarà assente il fenomeno della facilitazione post-tetanica. Se vi è blocco non depolarizzante, ci sarà facilitazione post-tetanica e "dissolvenza" di stimoli successivi sia sui ritmi veloci che su quelli di stimolazione.
Il suxametonio deve essere usato con cautela in pazienti con fratture o spasmi muscolari, dato che le fascicolazioni muscolari da essa prodotte potrebbero provocare ulteriori traumi. Le fascicolazioni muscolari e l'iperpotassiemia potranno venir ridotte iniettando una piccola dose di un rilassante non depolarizzante. In caso di uso contemporaneo di altri farmaci rilassanti occorre prendere in considerazione l'eventualità di effetti sinergici o antagonisti. Negli ultimi anni, alcuni studi hanno richiamato l'attenzione su una sindrome fulminante osservata durante l'anestesia, l'ipertemia maligna. La sua eziologia non è stata del tutto chiarita. L'ipertemia maligna si osserva su individui geneticamente predisposti, di tutte le età e di entrambi i sessi, durante la somministrazione di potenti anestetici come l'alotano, il metossiflurano, il ciclopropano, l'etere. Pur potendo insorgere indipendentemente dall'uso concomitante di un rilassante muscolare, la sindrome può essere scatenata dal suxametonio. Data la gravità di questa sindrome e la necessità di un pronto ed efficace trattamento, il continuo monitoraggio della temperatura corporea può servire per una diagnosi precoce.
Per la presenza di alcool benzilico il prodotto non deve essere somministrato al di sotto dei 2 anni.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.