La silimarina è costituita da un complesso di principi attivi (silibina, silicristina, silidianina) estratti dal cardo mariano (Silybum Marianum L.), pianta medicamentosa nota fin dall'antichità per le sue proprietà curative nelle affezioni epatiche e gastrointestinali. La silimarina esplica il suo potere antiepatotossico nei disturbi collaterali digestivi e vegetativi tipici delle disfunzioni epatiche quali astenia, anoressia, dispepsia, nausea accompagnata o no da vomito, cefalea postprandiale, ecc.
Normalizza i parametri patologicamente alterati degli esami ematochimici; ostacola la degenerazione grassa del fegato esplicando una azione lipotropa; riduce la degenerazione idropica della cellula epatica con azione antinecrotica.
La silimarina, a mezzo di un legame competitivo, occupa i siti recettori della membrana cellulare degli epatociti, impedendo la penetrazione delle sostanze tossiche. Interagisce, inoltre, con lo strato fosfolipidico della membrana cellulare epatica permettendo il normale mantenimento della sua struttura e impedendo la trasformazione ossidativa dei lipidi e delle proteine. La silimarina, giunta all'interno della cellula epatica, stabilizza le membrane mitocondriali e quella nucleare, stimolando la sintesi del m-RNA e di conseguenza l'attività cellulare. La silimarina, principio attivo componente del Silepar, somministrata ad animali da esperimento avvelenati con tetracloruro di carbonio,sostanza che determina nel fegato di ratto modificazioni paragonabili a quelle della epatite umana, dimostra azione antiepatotossica sia protettiva che curativa. Dopo somministrazione a ratti di alcool etilico, che provoca alterazioni della sintesi proteica mitocondriale,il Silepar favorisce la ristrutturazione dei mitocondri stessi e dei lisosomi con aumento del reticolo endoplasmatico rugoso, come appare dall'esame con microscopio elettronico; il dosaggio ottimale è di mg 200/kg in due volte, per quattro giorni. Anche le elevate concentrazioni di SGOT e bilirubinemia indotte dalla somministrazione di nitrato di praseodimio o di galattosamina sono efficacemente ridotte con la somministrazione di silimarina. Interessante è inoltre la capacità di aumentare il tempo di sopravvivenza e la diminuzione della mortalità dei topi avvelenati con falloidina e alfa-amanitina (le tossine del fungo Amanita Falloides), se trattati per tre giorni con 100 mg/kg di silimarina.
Tossicologia
La tossicologia della silimarina è stata sperimentata su vari animali. Le prove di tossicità acuta dopo somministrazione in unica dose per os di 20g/kg sul topo e 1g/kg sul cane non hanno fatto evidenziare segni di tossicità (DL50 > di 20 g/kg). Stesso risultato hanno evidenziato le prove di tossicità a lungo termine sul cane dopo somministrazione per 180 giorni di 30 mg/kg/os di principio attivo. Non si sono mai riscontrate alterazioni patologiche dei parametri clinici, chimici ed istologici, né si sono avuti casi di mortalità.